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Archive for the ‘lavoratore’ Category
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In bagno senza il permesso dell’azienda
Viola la dignità e la riservatezza delle persone il datore di lavoro che obbliga i dipendenti a richiedere l'autorizzazione scritta per andare in bagno o, comunque, per allontanarsi temporaneamente dalla postazione di lavoro.
Lo ha stabilito il Garante della privacy, con provvedimento del 24 febbraio scorso, condannando un'azienda che aveva imposto ai propri operai di compilare appositi tagliandi di carta dove indicare nome, orario e motivazione per cui ci si assentava.
La modalità di trattamento, oltre che sproporzionata, risultava lesiva della dignità dei lavoratori anche in considerazione del potenziale condizionamento della libertà di movimento che ne conseguiva.
Il Garante ha dunque vietato l'uso dei permessi e ha prescritto all'azienda di predisporre nuove modalità di comunicazione degli allontanamenti dei dipendenti.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 16 aprile 2010
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Tg Videodiritto.it – Puntata del 16 aprile 2010
• Istituito l’Osservatorio per la tutela delle categorie professionali: più tutele per avvocati e commercialisti con incarichi giudiziari
• L'agonia va risarcita agli eredi: la Cassazione precisa i limiti del danno tanatologico
• Certificati medici telematici per i pubblici dipendenti: il ministero della Salute semplifica la procedura
• In bagno senza il permesso dell'azienda: l’intervento del Garante della privacy
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Non licenziabile il lavoratore che soffre di allergie
Il licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate è illegittimo se il datore di lavoro non ha accertato la possibilità di assegnare al dipendente mansioni diverse e di pari grado.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21710 depositata il 13 ottobre scorso.
Nel caso di specie un'azienda di servizi pubblici di Olbia aveva licenziato un proprio dipendente considerandolo inidoneo a svolgere le mansioni assegnategli a causa di un'allergia alle vernici.
I giudici di Piazza Cavour hanno confermato la decisione della Corte d'Appello che, accertata la possibilità dell’azienda di cambiare le mansioni del ricorrente con altre di pari livello assegnate ad altri lavoratori, aveva reintegrato il dipendente.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 28 ottobre 2009
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I controlli difensivi in azienda
Controlli effettuati a seguito di un incremento anomalo del traffico telefonico accertano l'uso del telefono, per finalità extralavorative, da parte di un lavoratore.
Da qui il licenziamento. È lecito il comportamento dell'azienda? La linea tenuta dall'azienda è legittima. Questultima, infatti, ha avviato un accertamento sulla base di fondati sospetti di condotte illecite emerse nel corso della normale procedura di monitoraggio del traffico telefonico.
I controlli difensivi sono quindi leciti ed il datore di lavoro ha il diritto di verificare che il lavoratore non tenga comportamenti antiaziendali, avendo sempre come limite invalicabile il rispetto per la persona del lavoratore.
Video a cura di di Legal Technology
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Costituzionalmente illegittima la norma anti-precari
La disposizione transitoria c.d. anti-precari prevista dall’articolo 4 bis del decreto legislativo 368 del 2001, introdotta dalla manovra estiva del 2008, è costituzionalmente illegittima perché in contrasto con il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione.
E' quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 214 depositata il 14 luglio scorso.
La norma censurata prevedeva che al lavoratore, in presenza di un giudizio relativo al contratto di lavoro a termine pendente alla data del 22 agosto 2008, non spettasse la stabilizzazione del posto di lavoro attraverso l’assunzione a tempo indeterminato, bensì un indennizzo di importo compreso tra un minimo di 2 mensilità e mezzo e un massimo di sei dell’ultima busta paga.
Secondo i giudici della Consulta la disposizione in esame è discriminatoria poiché situazioni di fatto identiche risultano destinatarie di discipline sostanziali diverse; da un lato prevedendo la conversione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato e risarcimento del danno; dall'altro stabilendo l’erogazione di una modesta indennità economica, per la mera e del tutto casuale circostanza della pendenza di un giudizio alla data del 22 agosto 2008
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 22 luglio 2009
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Lavoratore che va in carcere non può essere licenziato
La carcerazione per fatti estranei al rapporto lavorativo non costituisce inadempimento contrattuale ma semplicemente un fatto che determina la temporanea impossibilità della prestazione lavorativa.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Cassazione, con la sentenza n. 12721 del 1° giugno scorso, che conferma l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; motivo invocato dall’azienda a seguito dell’incarcerazione del dipendente.
I giudici precisano che la persistenza di un apprezzabile interesse datoriale a ricevere le future prestazioni del lavoratore incarcerato va individuata secondo i criteri oggettivi costituiti dalle esigenze oggettive dell’impresa, da valutarsi tenendo conto:
• delle dimensioni dell’azienda
• della prevedibile durata della carcerazione
• della natura delle mansioni svolte dal lavoratore assente
• e della possibilità di affidarle ad altri dipendenti senza che ciò comporti nuove assunzioni od un intollerabile aggravio dell’organizzazione produttiva aziendale
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 15 luglio 2009
In bagno senza il permesso dell’azienda
Viola la dignità e la riservatezza delle persone il datore di lavoro che obbliga i dipendenti a richiedere l'autorizzazione scritta per andare in bagno o, comunque, per allontanarsi temporaneamente dalla postazione di lavoro.
Lo ha stabilito il Garante della privacy, con provvedimento del 24 febbraio scorso, condannando un'azienda che aveva imposto ai propri operai di compilare appositi tagliandi di carta dove indicare nome, orario e motivazione per cui ci si assentava.
La modalità di trattamento, oltre che sproporzionata, risultava lesiva della dignità dei lavoratori anche in considerazione del potenziale condizionamento della libertà di movimento che ne conseguiva.
Il Garante ha dunque vietato l'uso dei permessi e ha prescritto all'azienda di predisporre nuove modalità di comunicazione degli allontanamenti dei dipendenti.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 16 aprile 2010
Tg Videodiritto.it – Puntata del 16 aprile 2010
• Istituito l’Osservatorio per la tutela delle categorie professionali: più tutele per avvocati e commercialisti con incarichi giudiziari
• L'agonia va risarcita agli eredi: la Cassazione precisa i limiti del danno tanatologico
• Certificati medici telematici per i pubblici dipendenti: il ministero della Salute semplifica la procedura
• In bagno senza il permesso dell'azienda: l’intervento del Garante della privacy
Non licenziabile il lavoratore che soffre di allergie
Il licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate è illegittimo se il datore di lavoro non ha accertato la possibilità di assegnare al dipendente mansioni diverse e di pari grado.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21710 depositata il 13 ottobre scorso.
Nel caso di specie un'azienda di servizi pubblici di Olbia aveva licenziato un proprio dipendente considerandolo inidoneo a svolgere le mansioni assegnategli a causa di un'allergia alle vernici.
I giudici di Piazza Cavour hanno confermato la decisione della Corte d'Appello che, accertata la possibilità dell’azienda di cambiare le mansioni del ricorrente con altre di pari livello assegnate ad altri lavoratori, aveva reintegrato il dipendente.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 28 ottobre 2009
I controlli difensivi in azienda
Controlli effettuati a seguito di un incremento anomalo del traffico telefonico accertano l'uso del telefono, per finalità extralavorative, da parte di un lavoratore.
Da qui il licenziamento. È lecito il comportamento dell'azienda? La linea tenuta dall'azienda è legittima. Questultima, infatti, ha avviato un accertamento sulla base di fondati sospetti di condotte illecite emerse nel corso della normale procedura di monitoraggio del traffico telefonico.
I controlli difensivi sono quindi leciti ed il datore di lavoro ha il diritto di verificare che il lavoratore non tenga comportamenti antiaziendali, avendo sempre come limite invalicabile il rispetto per la persona del lavoratore.
Video a cura di di Legal Technology
Costituzionalmente illegittima la norma anti-precari
La disposizione transitoria c.d. anti-precari prevista dall’articolo 4 bis del decreto legislativo 368 del 2001, introdotta dalla manovra estiva del 2008, è costituzionalmente illegittima perché in contrasto con il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione.
E' quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 214 depositata il 14 luglio scorso.
La norma censurata prevedeva che al lavoratore, in presenza di un giudizio relativo al contratto di lavoro a termine pendente alla data del 22 agosto 2008, non spettasse la stabilizzazione del posto di lavoro attraverso l’assunzione a tempo indeterminato, bensì un indennizzo di importo compreso tra un minimo di 2 mensilità e mezzo e un massimo di sei dell’ultima busta paga.
Secondo i giudici della Consulta la disposizione in esame è discriminatoria poiché situazioni di fatto identiche risultano destinatarie di discipline sostanziali diverse; da un lato prevedendo la conversione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato e risarcimento del danno; dall'altro stabilendo l’erogazione di una modesta indennità economica, per la mera e del tutto casuale circostanza della pendenza di un giudizio alla data del 22 agosto 2008
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 22 luglio 2009
Lavoratore che va in carcere non può essere licenziato
La carcerazione per fatti estranei al rapporto lavorativo non costituisce inadempimento contrattuale ma semplicemente un fatto che determina la temporanea impossibilità della prestazione lavorativa.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Cassazione, con la sentenza n. 12721 del 1° giugno scorso, che conferma l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; motivo invocato dall’azienda a seguito dell’incarcerazione del dipendente.
I giudici precisano che la persistenza di un apprezzabile interesse datoriale a ricevere le future prestazioni del lavoratore incarcerato va individuata secondo i criteri oggettivi costituiti dalle esigenze oggettive dell’impresa, da valutarsi tenendo conto:
• delle dimensioni dell’azienda
• della prevedibile durata della carcerazione
• della natura delle mansioni svolte dal lavoratore assente
• e della possibilità di affidarle ad altri dipendenti senza che ciò comporti nuove assunzioni od un intollerabile aggravio dell’organizzazione produttiva aziendale
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 15 luglio 2009

