tags
Archive for the ‘datore-di-lavoro’ Category
-
Dare del pazzo al datore di lavoro? Non è reato
Insulti, parolacce e volgarità, se pronunciate in ambiente lavorativo, possono, in determinate situazioni, diventare persino costruttive, con la conseguenza che chi le pronuncia non commette reato.
E' quanto stabilito dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. n. 17672 depositata il 7 maggio scorso.
Nella specie un datore di lavoro aveva querelato per diffamazione un proprio dipendente perché, in un momento di sfogo con un altro suo collega, lo aveva definito un “pazzo”.
Secondo i giudici, al di là dell'«ineleganza» e della «rozzezza» con cui ci si può rivolgere al capo o ad un collega, in certi casi il turpiloquio può essere solo un modo per sollecitare il dibattito sul lavoro, potendo, addirittura, stimolare il miglioramento dell'organizzazione aziendale.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 9 giugno 2010 - www.videodiritto.it
-
Tg Videodiritto.it – Puntata del 9 giugno 2010
• Non si può scegliere l’etnia dell’adottando: importante principio sancito dalle Sezioni Unite
• Dare del pazzo al datore di lavoro? Non è reato. La Cassazione interviene sui litigi in ambito lavorativo
• I magistrati protestano contro i tagli della manovra: indetto lo sciopero per il 1° luglio
• Agevolazioni "prima casa": un circolare dell’Agenzia delle Entrate risolve alcuni dubbi in materia
-
Licenziamento impugnato fuori termine, preclusioni
La mancata impugnazione del licenziamento nel termine di 60 giorni fissato dalla legge preclude al lavoratore sia l’azione di reintegro che quella di risarcimento del danno.
Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 2676 depositata il 5 febbraio scorso.
I giudici hanno precisato che il vigente ordinamento stabilisce per la risoluzione del rapporto di lavoro una disciplina speciale, prevedendo un termine breve di decadenza per l'impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore a garanzia della certezza della situazione di fatto determinata dal recesso datoriale, ritenendo tale certezza valore preminente rispetto a quello della legittimità del licenziamento.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 5 maggio 2010 - www.videodiritto.it
-
-
Le donne al lavoro fino a 65 anni senza comunicazione
Cade l’onere a carico della lavoratrice di dare tempestiva comunicazione al datore nel caso in cui intenda proseguire nel rapporto di lavoro oltre il sessantesimo anno di età.
Con la sentenza n. 275 del 19 ottobre scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 30 del Codice delle pari opportunità che prevedeva tale onere.
La Consulta ricorda che «i precetti costituzionali di cui agli articoli 3 e 37, primo comma, non consentono di regolare l'età lavorativa della donna in modo difforme da quello previsto per gli uomini, non soltanto per quanto concerne il limite massimo di età, ma anche riguardo alle condizioni per raggiungerlo».
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 04 novembre 2009
-
Tg Videodiritto.it – Puntata del 04 novembre 2009
• Al via la mediazione civile e commerciale: approvate le disposizioni di attuazione della riforma del processo civile
• Le donne al lavoro fino a 65 anni senza comunicazione: eliminata la disparità fra i lavoratori uomini e donne
• Influenza A: le misure urgenti del Ministero della Salute. Stabilite le priorità per la vaccinazione
• Mancato deposito del ricorso per errore del corriere: riconosciuta la responsabilità dell’avvocato
-
Non licenziabile il lavoratore che soffre di allergie
Il licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate è illegittimo se il datore di lavoro non ha accertato la possibilità di assegnare al dipendente mansioni diverse e di pari grado.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21710 depositata il 13 ottobre scorso.
Nel caso di specie un'azienda di servizi pubblici di Olbia aveva licenziato un proprio dipendente considerandolo inidoneo a svolgere le mansioni assegnategli a causa di un'allergia alle vernici.
I giudici di Piazza Cavour hanno confermato la decisione della Corte d'Appello che, accertata la possibilità dell’azienda di cambiare le mansioni del ricorrente con altre di pari livello assegnate ad altri lavoratori, aveva reintegrato il dipendente.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 28 ottobre 2009
Dare del pazzo al datore di lavoro? Non è reato
Insulti, parolacce e volgarità, se pronunciate in ambiente lavorativo, possono, in determinate situazioni, diventare persino costruttive, con la conseguenza che chi le pronuncia non commette reato.
E' quanto stabilito dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. n. 17672 depositata il 7 maggio scorso.
Nella specie un datore di lavoro aveva querelato per diffamazione un proprio dipendente perché, in un momento di sfogo con un altro suo collega, lo aveva definito un “pazzo”.
Secondo i giudici, al di là dell'«ineleganza» e della «rozzezza» con cui ci si può rivolgere al capo o ad un collega, in certi casi il turpiloquio può essere solo un modo per sollecitare il dibattito sul lavoro, potendo, addirittura, stimolare il miglioramento dell'organizzazione aziendale.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 9 giugno 2010 - www.videodiritto.it
Tg Videodiritto.it – Puntata del 9 giugno 2010
• Non si può scegliere l’etnia dell’adottando: importante principio sancito dalle Sezioni Unite
• Dare del pazzo al datore di lavoro? Non è reato. La Cassazione interviene sui litigi in ambito lavorativo
• I magistrati protestano contro i tagli della manovra: indetto lo sciopero per il 1° luglio
• Agevolazioni "prima casa": un circolare dell’Agenzia delle Entrate risolve alcuni dubbi in materia
Licenziamento impugnato fuori termine, preclusioni
La mancata impugnazione del licenziamento nel termine di 60 giorni fissato dalla legge preclude al lavoratore sia l’azione di reintegro che quella di risarcimento del danno.
Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 2676 depositata il 5 febbraio scorso.
I giudici hanno precisato che il vigente ordinamento stabilisce per la risoluzione del rapporto di lavoro una disciplina speciale, prevedendo un termine breve di decadenza per l'impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore a garanzia della certezza della situazione di fatto determinata dal recesso datoriale, ritenendo tale certezza valore preminente rispetto a quello della legittimità del licenziamento.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 5 maggio 2010 - www.videodiritto.it
Le donne al lavoro fino a 65 anni senza comunicazione
Cade l’onere a carico della lavoratrice di dare tempestiva comunicazione al datore nel caso in cui intenda proseguire nel rapporto di lavoro oltre il sessantesimo anno di età.
Con la sentenza n. 275 del 19 ottobre scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 30 del Codice delle pari opportunità che prevedeva tale onere.
La Consulta ricorda che «i precetti costituzionali di cui agli articoli 3 e 37, primo comma, non consentono di regolare l'età lavorativa della donna in modo difforme da quello previsto per gli uomini, non soltanto per quanto concerne il limite massimo di età, ma anche riguardo alle condizioni per raggiungerlo».
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 04 novembre 2009
Tg Videodiritto.it – Puntata del 04 novembre 2009
• Al via la mediazione civile e commerciale: approvate le disposizioni di attuazione della riforma del processo civile
• Le donne al lavoro fino a 65 anni senza comunicazione: eliminata la disparità fra i lavoratori uomini e donne
• Influenza A: le misure urgenti del Ministero della Salute. Stabilite le priorità per la vaccinazione
• Mancato deposito del ricorso per errore del corriere: riconosciuta la responsabilità dell’avvocato
Non licenziabile il lavoratore che soffre di allergie
Il licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate è illegittimo se il datore di lavoro non ha accertato la possibilità di assegnare al dipendente mansioni diverse e di pari grado.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21710 depositata il 13 ottobre scorso.
Nel caso di specie un'azienda di servizi pubblici di Olbia aveva licenziato un proprio dipendente considerandolo inidoneo a svolgere le mansioni assegnategli a causa di un'allergia alle vernici.
I giudici di Piazza Cavour hanno confermato la decisione della Corte d'Appello che, accertata la possibilità dell’azienda di cambiare le mansioni del ricorrente con altre di pari livello assegnate ad altri lavoratori, aveva reintegrato il dipendente.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 28 ottobre 2009


