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Risultati per ‘Lavoro’
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Le donne al lavoro fino a 65 anni senza comunicazione
Cade l’onere a carico della lavoratrice di dare tempestiva comunicazione al datore nel caso in cui intenda proseguire nel rapporto di lavoro oltre il sessantesimo anno di età.
Con la sentenza n. 275 del 19 ottobre scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 30 del Codice delle pari opportunità che prevedeva tale onere.
La Consulta ricorda che «i precetti costituzionali di cui agli articoli 3 e 37, primo comma, non consentono di regolare l'età lavorativa della donna in modo difforme da quello previsto per gli uomini, non soltanto per quanto concerne il limite massimo di età, ma anche riguardo alle condizioni per raggiungerlo».
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 04 novembre 2009
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Non licenziabile il lavoratore che soffre di allergie
Il licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate è illegittimo se il datore di lavoro non ha accertato la possibilità di assegnare al dipendente mansioni diverse e di pari grado.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21710 depositata il 13 ottobre scorso.
Nel caso di specie un'azienda di servizi pubblici di Olbia aveva licenziato un proprio dipendente considerandolo inidoneo a svolgere le mansioni assegnategli a causa di un'allergia alle vernici.
I giudici di Piazza Cavour hanno confermato la decisione della Corte d'Appello che, accertata la possibilità dell’azienda di cambiare le mansioni del ricorrente con altre di pari livello assegnate ad altri lavoratori, aveva reintegrato il dipendente.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 28 ottobre 2009
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Sicurezza sul lavoro, approvate le modifiche al testo unico
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 agosto scorso il decreto legislativo n. 106 che modifica il testo unico in materia di sicurezza sul lavoro.
Queste le principali novità:
• patente a punti per le imprese dei settori a rischio;
• aumento della prevenzione;
• valutazione della sicurezza nei luoghi di lavoro più rapida;
• riduzione dell’entità delle sanzioni.
Le nuove disposizioni prevedono inoltre la sospensione dell'attività dell'azienda in caso di:
• impiego di lavoratori irregolari in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro;
• gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro individuate con decreto del Ministero del lavoro
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 16 settembre 2009
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I controlli difensivi in azienda
Controlli effettuati a seguito di un incremento anomalo del traffico telefonico accertano l'uso del telefono, per finalità extralavorative, da parte di un lavoratore.
Da qui il licenziamento. È lecito il comportamento dell'azienda? La linea tenuta dall'azienda è legittima. Questultima, infatti, ha avviato un accertamento sulla base di fondati sospetti di condotte illecite emerse nel corso della normale procedura di monitoraggio del traffico telefonico.
I controlli difensivi sono quindi leciti ed il datore di lavoro ha il diritto di verificare che il lavoratore non tenga comportamenti antiaziendali, avendo sempre come limite invalicabile il rispetto per la persona del lavoratore.
Video a cura di di Legal Technology
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Costituzionalmente illegittima la norma anti-precari
La disposizione transitoria c.d. anti-precari prevista dall’articolo 4 bis del decreto legislativo 368 del 2001, introdotta dalla manovra estiva del 2008, è costituzionalmente illegittima perché in contrasto con il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione.
E' quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 214 depositata il 14 luglio scorso.
La norma censurata prevedeva che al lavoratore, in presenza di un giudizio relativo al contratto di lavoro a termine pendente alla data del 22 agosto 2008, non spettasse la stabilizzazione del posto di lavoro attraverso l’assunzione a tempo indeterminato, bensì un indennizzo di importo compreso tra un minimo di 2 mensilità e mezzo e un massimo di sei dell’ultima busta paga.
Secondo i giudici della Consulta la disposizione in esame è discriminatoria poiché situazioni di fatto identiche risultano destinatarie di discipline sostanziali diverse; da un lato prevedendo la conversione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato e risarcimento del danno; dall'altro stabilendo l’erogazione di una modesta indennità economica, per la mera e del tutto casuale circostanza della pendenza di un giudizio alla data del 22 agosto 2008
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 22 luglio 2009
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Lavoratore che va in carcere non può essere licenziato
La carcerazione per fatti estranei al rapporto lavorativo non costituisce inadempimento contrattuale ma semplicemente un fatto che determina la temporanea impossibilità della prestazione lavorativa.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Cassazione, con la sentenza n. 12721 del 1° giugno scorso, che conferma l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; motivo invocato dall’azienda a seguito dell’incarcerazione del dipendente.
I giudici precisano che la persistenza di un apprezzabile interesse datoriale a ricevere le future prestazioni del lavoratore incarcerato va individuata secondo i criteri oggettivi costituiti dalle esigenze oggettive dell’impresa, da valutarsi tenendo conto:
• delle dimensioni dell’azienda
• della prevedibile durata della carcerazione
• della natura delle mansioni svolte dal lavoratore assente
• e della possibilità di affidarle ad altri dipendenti senza che ciò comporti nuove assunzioni od un intollerabile aggravio dell’organizzazione produttiva aziendale
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 15 luglio 2009
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Si allontana dal posto di lavoro: licenziamento illegittimo
Non può essere licenziato il dipendente che si allontana senza autorizzazione dal posto di lavoro se lo stesso non ha mai subito sanzioni disciplinari in tutta la sua carriera.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 14586 del 22 giugno scorso.
Nel caso di specie un dipendente era stato licenziato per essersi allontanato senza giustificazione dal posto di lavoro causando il blocco di alcune macchine di cui aveva la responsabilità.
Secondo i giudici di legittimità, ai fini della valutazione della proporzionalità fra addebito e sanzione, è decisivo accertare l'influenza che il comportamento del lavoratore è in grado di esercitare sul rapporto di lavoro.
Tale comportamento non deve porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento e denotare una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti, ma deve invece conformarsi ai canoni di buona fede e correttezza
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 8 luglio 2009
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Rischio elettivo ed indennizzo dell’infortunio sul lavoro
Il rischio elettivo, quale limite all'indennizzabilità degli infortuni sul lavoro, non si configura quando la condotta del lavoratore, pur volontaria, non necessitata ed anche imprudente, sia tuttavia riconducibile all’attività lavorativa.
Così ha stabilito la Sezione lavoro della Cassazione nella sentenza n.11417 depositata il 18 maggio scorso.
Il caso riguardava un lavoratore infortunatosi mentre percorreva una strada pericolosa di accesso al posto di lavoro in quanto il percorso normalmente seguito era, al momento dei fatti, ostruito da diversi veicoli parcheggiati.
La Corte, accogliendo il ricorso del lavoratore, ha ricordato che il rischio elettivo è ravvisabile “solo in presenza di un comportamento abnorme, volontario ed arbitrario del lavoratore, tale da condurlo ad affrontare rischi diversi da quelli inerenti alla normale attività lavorativa”.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 1 luglio 2009
Le donne al lavoro fino a 65 anni senza comunicazione
Cade l’onere a carico della lavoratrice di dare tempestiva comunicazione al datore nel caso in cui intenda proseguire nel rapporto di lavoro oltre il sessantesimo anno di età.
Con la sentenza n. 275 del 19 ottobre scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 30 del Codice delle pari opportunità che prevedeva tale onere.
La Consulta ricorda che «i precetti costituzionali di cui agli articoli 3 e 37, primo comma, non consentono di regolare l'età lavorativa della donna in modo difforme da quello previsto per gli uomini, non soltanto per quanto concerne il limite massimo di età, ma anche riguardo alle condizioni per raggiungerlo».
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 04 novembre 2009
Non licenziabile il lavoratore che soffre di allergie
Il licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate è illegittimo se il datore di lavoro non ha accertato la possibilità di assegnare al dipendente mansioni diverse e di pari grado.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21710 depositata il 13 ottobre scorso.
Nel caso di specie un'azienda di servizi pubblici di Olbia aveva licenziato un proprio dipendente considerandolo inidoneo a svolgere le mansioni assegnategli a causa di un'allergia alle vernici.
I giudici di Piazza Cavour hanno confermato la decisione della Corte d'Appello che, accertata la possibilità dell’azienda di cambiare le mansioni del ricorrente con altre di pari livello assegnate ad altri lavoratori, aveva reintegrato il dipendente.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 28 ottobre 2009
Sicurezza sul lavoro, approvate le modifiche al testo unico
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 agosto scorso il decreto legislativo n. 106 che modifica il testo unico in materia di sicurezza sul lavoro.
Queste le principali novità:
• patente a punti per le imprese dei settori a rischio;
• aumento della prevenzione;
• valutazione della sicurezza nei luoghi di lavoro più rapida;
• riduzione dell’entità delle sanzioni.
Le nuove disposizioni prevedono inoltre la sospensione dell'attività dell'azienda in caso di:
• impiego di lavoratori irregolari in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro;
• gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro individuate con decreto del Ministero del lavoro
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 16 settembre 2009
I controlli difensivi in azienda
Controlli effettuati a seguito di un incremento anomalo del traffico telefonico accertano l'uso del telefono, per finalità extralavorative, da parte di un lavoratore.
Da qui il licenziamento. È lecito il comportamento dell'azienda? La linea tenuta dall'azienda è legittima. Questultima, infatti, ha avviato un accertamento sulla base di fondati sospetti di condotte illecite emerse nel corso della normale procedura di monitoraggio del traffico telefonico.
I controlli difensivi sono quindi leciti ed il datore di lavoro ha il diritto di verificare che il lavoratore non tenga comportamenti antiaziendali, avendo sempre come limite invalicabile il rispetto per la persona del lavoratore.
Video a cura di di Legal Technology
Costituzionalmente illegittima la norma anti-precari
La disposizione transitoria c.d. anti-precari prevista dall’articolo 4 bis del decreto legislativo 368 del 2001, introdotta dalla manovra estiva del 2008, è costituzionalmente illegittima perché in contrasto con il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione.
E' quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 214 depositata il 14 luglio scorso.
La norma censurata prevedeva che al lavoratore, in presenza di un giudizio relativo al contratto di lavoro a termine pendente alla data del 22 agosto 2008, non spettasse la stabilizzazione del posto di lavoro attraverso l’assunzione a tempo indeterminato, bensì un indennizzo di importo compreso tra un minimo di 2 mensilità e mezzo e un massimo di sei dell’ultima busta paga.
Secondo i giudici della Consulta la disposizione in esame è discriminatoria poiché situazioni di fatto identiche risultano destinatarie di discipline sostanziali diverse; da un lato prevedendo la conversione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato e risarcimento del danno; dall'altro stabilendo l’erogazione di una modesta indennità economica, per la mera e del tutto casuale circostanza della pendenza di un giudizio alla data del 22 agosto 2008
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 22 luglio 2009
Lavoratore che va in carcere non può essere licenziato
La carcerazione per fatti estranei al rapporto lavorativo non costituisce inadempimento contrattuale ma semplicemente un fatto che determina la temporanea impossibilità della prestazione lavorativa.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Cassazione, con la sentenza n. 12721 del 1° giugno scorso, che conferma l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; motivo invocato dall’azienda a seguito dell’incarcerazione del dipendente.
I giudici precisano che la persistenza di un apprezzabile interesse datoriale a ricevere le future prestazioni del lavoratore incarcerato va individuata secondo i criteri oggettivi costituiti dalle esigenze oggettive dell’impresa, da valutarsi tenendo conto:
• delle dimensioni dell’azienda
• della prevedibile durata della carcerazione
• della natura delle mansioni svolte dal lavoratore assente
• e della possibilità di affidarle ad altri dipendenti senza che ciò comporti nuove assunzioni od un intollerabile aggravio dell’organizzazione produttiva aziendale
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 15 luglio 2009
Si allontana dal posto di lavoro: licenziamento illegittimo
Non può essere licenziato il dipendente che si allontana senza autorizzazione dal posto di lavoro se lo stesso non ha mai subito sanzioni disciplinari in tutta la sua carriera.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 14586 del 22 giugno scorso.
Nel caso di specie un dipendente era stato licenziato per essersi allontanato senza giustificazione dal posto di lavoro causando il blocco di alcune macchine di cui aveva la responsabilità.
Secondo i giudici di legittimità, ai fini della valutazione della proporzionalità fra addebito e sanzione, è decisivo accertare l'influenza che il comportamento del lavoratore è in grado di esercitare sul rapporto di lavoro.
Tale comportamento non deve porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento e denotare una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti, ma deve invece conformarsi ai canoni di buona fede e correttezza
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 8 luglio 2009
Rischio elettivo ed indennizzo dell’infortunio sul lavoro
Il rischio elettivo, quale limite all'indennizzabilità degli infortuni sul lavoro, non si configura quando la condotta del lavoratore, pur volontaria, non necessitata ed anche imprudente, sia tuttavia riconducibile all’attività lavorativa.
Così ha stabilito la Sezione lavoro della Cassazione nella sentenza n.11417 depositata il 18 maggio scorso.
Il caso riguardava un lavoratore infortunatosi mentre percorreva una strada pericolosa di accesso al posto di lavoro in quanto il percorso normalmente seguito era, al momento dei fatti, ostruito da diversi veicoli parcheggiati.
La Corte, accogliendo il ricorso del lavoratore, ha ricordato che il rischio elettivo è ravvisabile “solo in presenza di un comportamento abnorme, volontario ed arbitrario del lavoratore, tale da condurlo ad affrontare rischi diversi da quelli inerenti alla normale attività lavorativa”.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 1 luglio 2009

