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Archive for the ‘Lavoro’ Category
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Dare del pazzo al datore di lavoro? Non è reato
Insulti, parolacce e volgarità, se pronunciate in ambiente lavorativo, possono, in determinate situazioni, diventare persino costruttive, con la conseguenza che chi le pronuncia non commette reato.
E' quanto stabilito dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. n. 17672 depositata il 7 maggio scorso.
Nella specie un datore di lavoro aveva querelato per diffamazione un proprio dipendente perché, in un momento di sfogo con un altro suo collega, lo aveva definito un “pazzo”.
Secondo i giudici, al di là dell'«ineleganza» e della «rozzezza» con cui ci si può rivolgere al capo o ad un collega, in certi casi il turpiloquio può essere solo un modo per sollecitare il dibattito sul lavoro, potendo, addirittura, stimolare il miglioramento dell'organizzazione aziendale.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 9 giugno 2010 - www.videodiritto.it
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Cassa integrazione illegittima senza l’avviso al sindacato
In caso di contrazione dell’attività produttiva, l’azienda non può collocare i propri dipendenti in cassa integrazione omettendo la comunicazione alle organizzazioni sindacali.
Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 11.254 depositata il 10 maggio scorso.
Secondo i giudici di legittimità, infatti, il datore deve avvisare preventivamente il sindacato al fine di concordare i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere e i meccanismi di rotazione.
Accertata l’inosservanza di questa garanzia procedimentale, il dipendente può ottenere il ripristino del rapporto ed il pagamento della retribuzione piena.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 4 giugno 2010 - www.videodiritto.it
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Licenziamento impugnato fuori termine, preclusioni
La mancata impugnazione del licenziamento nel termine di 60 giorni fissato dalla legge preclude al lavoratore sia l’azione di reintegro che quella di risarcimento del danno.
Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 2676 depositata il 5 febbraio scorso.
I giudici hanno precisato che il vigente ordinamento stabilisce per la risoluzione del rapporto di lavoro una disciplina speciale, prevedendo un termine breve di decadenza per l'impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore a garanzia della certezza della situazione di fatto determinata dal recesso datoriale, ritenendo tale certezza valore preminente rispetto a quello della legittimità del licenziamento.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 5 maggio 2010 - www.videodiritto.it
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In bagno senza il permesso dell’azienda
Viola la dignità e la riservatezza delle persone il datore di lavoro che obbliga i dipendenti a richiedere l'autorizzazione scritta per andare in bagno o, comunque, per allontanarsi temporaneamente dalla postazione di lavoro.
Lo ha stabilito il Garante della privacy, con provvedimento del 24 febbraio scorso, condannando un'azienda che aveva imposto ai propri operai di compilare appositi tagliandi di carta dove indicare nome, orario e motivazione per cui ci si assentava.
La modalità di trattamento, oltre che sproporzionata, risultava lesiva della dignità dei lavoratori anche in considerazione del potenziale condizionamento della libertà di movimento che ne conseguiva.
Il Garante ha dunque vietato l'uso dei permessi e ha prescritto all'azienda di predisporre nuove modalità di comunicazione degli allontanamenti dei dipendenti.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 16 aprile 2010
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Le donne al lavoro fino a 65 anni senza comunicazione
Cade l’onere a carico della lavoratrice di dare tempestiva comunicazione al datore nel caso in cui intenda proseguire nel rapporto di lavoro oltre il sessantesimo anno di età.
Con la sentenza n. 275 del 19 ottobre scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 30 del Codice delle pari opportunità che prevedeva tale onere.
La Consulta ricorda che «i precetti costituzionali di cui agli articoli 3 e 37, primo comma, non consentono di regolare l'età lavorativa della donna in modo difforme da quello previsto per gli uomini, non soltanto per quanto concerne il limite massimo di età, ma anche riguardo alle condizioni per raggiungerlo».
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 04 novembre 2009
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Non licenziabile il lavoratore che soffre di allergie
Il licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate è illegittimo se il datore di lavoro non ha accertato la possibilità di assegnare al dipendente mansioni diverse e di pari grado.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21710 depositata il 13 ottobre scorso.
Nel caso di specie un'azienda di servizi pubblici di Olbia aveva licenziato un proprio dipendente considerandolo inidoneo a svolgere le mansioni assegnategli a causa di un'allergia alle vernici.
I giudici di Piazza Cavour hanno confermato la decisione della Corte d'Appello che, accertata la possibilità dell’azienda di cambiare le mansioni del ricorrente con altre di pari livello assegnate ad altri lavoratori, aveva reintegrato il dipendente.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 28 ottobre 2009
Dare del pazzo al datore di lavoro? Non è reato
Insulti, parolacce e volgarità, se pronunciate in ambiente lavorativo, possono, in determinate situazioni, diventare persino costruttive, con la conseguenza che chi le pronuncia non commette reato.
E' quanto stabilito dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. n. 17672 depositata il 7 maggio scorso.
Nella specie un datore di lavoro aveva querelato per diffamazione un proprio dipendente perché, in un momento di sfogo con un altro suo collega, lo aveva definito un “pazzo”.
Secondo i giudici, al di là dell'«ineleganza» e della «rozzezza» con cui ci si può rivolgere al capo o ad un collega, in certi casi il turpiloquio può essere solo un modo per sollecitare il dibattito sul lavoro, potendo, addirittura, stimolare il miglioramento dell'organizzazione aziendale.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 9 giugno 2010 - www.videodiritto.it
Cassa integrazione illegittima senza l’avviso al sindacato
In caso di contrazione dell’attività produttiva, l’azienda non può collocare i propri dipendenti in cassa integrazione omettendo la comunicazione alle organizzazioni sindacali.
Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 11.254 depositata il 10 maggio scorso.
Secondo i giudici di legittimità, infatti, il datore deve avvisare preventivamente il sindacato al fine di concordare i criteri di scelta dei lavoratori da sospendere e i meccanismi di rotazione.
Accertata l’inosservanza di questa garanzia procedimentale, il dipendente può ottenere il ripristino del rapporto ed il pagamento della retribuzione piena.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 4 giugno 2010 - www.videodiritto.it
Licenziamento impugnato fuori termine, preclusioni
La mancata impugnazione del licenziamento nel termine di 60 giorni fissato dalla legge preclude al lavoratore sia l’azione di reintegro che quella di risarcimento del danno.
Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Cassazione con la sentenza n. 2676 depositata il 5 febbraio scorso.
I giudici hanno precisato che il vigente ordinamento stabilisce per la risoluzione del rapporto di lavoro una disciplina speciale, prevedendo un termine breve di decadenza per l'impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore a garanzia della certezza della situazione di fatto determinata dal recesso datoriale, ritenendo tale certezza valore preminente rispetto a quello della legittimità del licenziamento.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 5 maggio 2010 - www.videodiritto.it
In bagno senza il permesso dell’azienda
Viola la dignità e la riservatezza delle persone il datore di lavoro che obbliga i dipendenti a richiedere l'autorizzazione scritta per andare in bagno o, comunque, per allontanarsi temporaneamente dalla postazione di lavoro.
Lo ha stabilito il Garante della privacy, con provvedimento del 24 febbraio scorso, condannando un'azienda che aveva imposto ai propri operai di compilare appositi tagliandi di carta dove indicare nome, orario e motivazione per cui ci si assentava.
La modalità di trattamento, oltre che sproporzionata, risultava lesiva della dignità dei lavoratori anche in considerazione del potenziale condizionamento della libertà di movimento che ne conseguiva.
Il Garante ha dunque vietato l'uso dei permessi e ha prescritto all'azienda di predisporre nuove modalità di comunicazione degli allontanamenti dei dipendenti.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 16 aprile 2010
Le donne al lavoro fino a 65 anni senza comunicazione
Cade l’onere a carico della lavoratrice di dare tempestiva comunicazione al datore nel caso in cui intenda proseguire nel rapporto di lavoro oltre il sessantesimo anno di età.
Con la sentenza n. 275 del 19 ottobre scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 30 del Codice delle pari opportunità che prevedeva tale onere.
La Consulta ricorda che «i precetti costituzionali di cui agli articoli 3 e 37, primo comma, non consentono di regolare l'età lavorativa della donna in modo difforme da quello previsto per gli uomini, non soltanto per quanto concerne il limite massimo di età, ma anche riguardo alle condizioni per raggiungerlo».
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 04 novembre 2009
Non licenziabile il lavoratore che soffre di allergie
Il licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni assegnate è illegittimo se il datore di lavoro non ha accertato la possibilità di assegnare al dipendente mansioni diverse e di pari grado.
E’ quanto stabilito dalla Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21710 depositata il 13 ottobre scorso.
Nel caso di specie un'azienda di servizi pubblici di Olbia aveva licenziato un proprio dipendente considerandolo inidoneo a svolgere le mansioni assegnategli a causa di un'allergia alle vernici.
I giudici di Piazza Cavour hanno confermato la decisione della Corte d'Appello che, accertata la possibilità dell’azienda di cambiare le mansioni del ricorrente con altre di pari livello assegnate ad altri lavoratori, aveva reintegrato il dipendente.
Notizia tratta dal Tg Videodiritto del 28 ottobre 2009


