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Uffici del Giudice di Pace al collasso

luglio 7th, 2009 in Processo civile by redazione               Share Condividi questo articolo!

Uffici del Giudice di Pace al collasso
                  Roma, 4 luglio 2009


UNIONE NAZIONALE GIUDICI DI PACE





* unagipa *             COMUNICATO STAMPA





UFFICI DEL GIUDICE DI PACE AL COLLASSO:
IMPOSSIBILE LA TRATTAZIONE DEI REATI DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA






Giovedì 2 luglio il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato il disegno legge sulla sicurezza che amplia in maniera consistente ed importante le competenze del Giudice di Pace:





1. Competenza del Giudice di Pace sul nuovo reato di immigrazione clandestina (ingresso o permanenza illegale sul territorio nazionale);


2. Competenza del Giudice di Pace sulle proroghe dei trattenimenti presso i Centri di Identificazione ed Espulsione, per una durata massima di sei mesi.
A tali gravosi impegni debbono aggiungersi, a partire dal 4 luglio, le nuove competenze in materia civile, con raddoppio della competenza generale per valore (e raddoppio delle relative cause), aumento della competenza sui sinistri stradali (che per il 95% dei casi verranno trattati dal GdP), assegnazione della competenza sulle cause da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali (circa metà delle cause in materia, anteriormente trattate dal Tribunale).





L’attuale situazione degli uffici del Giudice di Pace non consentirà di adempiere ai compiti che il Parlamento ha inteso assegnarci, riponendo, evidentemente, fiducia nella serietà e professionalità della categoria. Si registrano gravissime carenze numeriche nel personale amministrativo, con uffici medio-grandi, in particolar modo i capoluoghi di provincia che saranno interessati dalle nuove competenze in materia di immigrazione clandestina, che abbisognano di un intervento radicale al fine di garantire il funzionamento quanto meno dei servizi minimi essenziali.





In particolare:





A) dal 1996 ad oggi, a fronte di un aumento delle competenze e dei carichi di lavoro del Giudice di Pace del mille per cento (1000%), il Ministero della Giustizia ha ridotto del 20% le piante organiche del personale amministrativo addetto agli uffici del Giudice di Pace.


B) Elementari regole di buona organizzazione degli uffici (articolo 97 Costituzione) impongono, a fronte di un aumento delle competenze civili e penali del GdP di tale portata (stimabile in circa un milione di nuovi procedimenti l’anno), corrispondenti norme di potenziamento degli uffici, con destinazione immediata di risorse materiali (locali più ampi) ed umane (personale amministrativo) alle sedi del Giudice di Pace, già oggi in palese difficoltà (esemplificativo è il caso di Roma, ove, peraltro, si trova il più importante C.I.E sul territorio nazionale – Ponte Galeria -, i cui gravissimi disservizi sono stati oggetto di decine di servizi giornalistici sulla stampa e televisione locali e nazionali). Questo aspetto fondamentale per assicurare l’effettiva attuabilità della riforma del processo civile e delle nuove norme sulla sicurezza è stato incomprensibilmente trascurato.


C) Sulla già grave e preoccupante situazione degli uffici pende la “spada di Damocle” dell’imminente cessazione dalle funzioni di oltre 800 giudici di pace in scadenza definitiva del mandato, con la conseguenza che, su una dotazione organica di 4.700 giudici, nei prossimi mesi resteranno in servizio appena 2.000 giudici di pace, peraltro mal distribuiti sul territorio nazionale (con carichi di lavoro pro capite che variano sino a 100 volte!), i quali saranno impossibilitati a far fronte agli aumenti delle competenze (si passerà dagli attuali 2 milioni di procedimenti l’anno, a circa 3 milioni di procedimenti l’anno), e senza che alle porte si preannunci una seria riforma della Giustizia di Pace, necessaria per la riapertura delle procedure concorsuali, le quali, nella migliore delle ipotesi, richiederanno circa 4 anni per il loro completamento (pubblicazione dei bandi di concorso; presentazione di circa 200.000 domande; lavorazione di tutte le pratiche; predisposizione ed approvazione delle graduatorie da parte dei Consigli Giudiziari e del C.S.M.; ammissione ai tirocini, che attualmente durano sei mesi, ma dovrebbero essere aumentati nella loro durata; valutazione di idoneità da parte dei Consigli Giudiziari e del C.S.M. dell’aspirante giudice al termine del tirocinio; definitiva nomina e successiva immissione in possesso dell’ufficio).


In conclusione:





1. Nell’immediato futuro i giudici di pace non saranno più in grado di garantire l’esecuzione delle espulsioni degli immigrati clandestini, né tanto meno la trattazione dei nuovi processi per il reato di ingresso o soggiorno illegale dei cittadini extracomunitari (circa mezzo milione di processi l’anno, visti i dati statistici sul fenomeno dell’immigrazione clandestina).


2. E’ necessario procedere all’immediato potenziamento degli uffici del Giudice di Pace, senza che sia possibile attendere l’approvazione con legge ordinaria della riforma sulla Giustizia di Pace (sul tavolo da oramai dieci anni, senza esito alcuno); occorrono interventi immediati e non più differibili mediante lo strumento della decretazione d’urgenza al fine di:


A) destinare congrue risorse per l’acquisizione di nuovi locali idonei alla trattazione delle nuove competenze (la procedibilità del reato di immigrazione clandestina, mediante presentazione immediata dell’imputato dinanzi al giudice, presuppone che gli uffici siano dotati di strutture idonee ad ospitare stranieri assoggettati a misure coercitive della libertà personale, che potrebbero darsi alla fuga nel caos che regna all’interno dei locali attualmente destinati ad uffici del GdP);


B) assunzione o destinazione da altre pubbliche amministrazioni di nuovo personale amministrativo da assegnare agli uffici del Giudice di Pace (nei processi penali, la presenza del cancelliere in udienza, quale ausiliario del giudice, è richiesta a pena di nullità);


C) previsione della rinnovabilità degli incarichi dei giudici di pace attualmente in servizio (circa 2.850 giudici), senza limiti di mandati (attualmente fissati nel numero massimo di tre) e fermo il rigoroso giudizio periodico di idoneità del giudice da parte dei Consigli Giudiziari e del C.S.M., ciò al fine di garantire per i prossimi 6-7 anni (i tempi tecnici per approvare la riforma della Giustizia di Pace e per definire le procedure concorsuali per le nuove nomine) la continuità del servizio Giustizia, a rischio di paralisi per assenza di giudici (solo 2.000 giudici in servizio a partire dal 2010, con graduale e costante riduzione del loro numero, destinato ad azzerarsi entro 4 anni).


Il Segretario Generale


(Avv. Alberto Rossi)




Via Meropia 85 - 00147 Roma - fax 06/5140669


rossialberto@fastwebnet.it – 349.7285226
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